Per chi crede negli “Asini che Volano”

I primi due “fedeli” nonché fondatori dell’ambizioso manifesto, sono Igor e Piero La Fontana, due fratelli calabresi  che con grande slancio, tenacia e passione, hanno dato vita a una nutrita comunità eterogenea di artisti entusiasti e avventori esigenti, proponendo momenti di incontro e confronto culturale, spaziando tra diversi generi e diverse modalità espressive per approdare a un nuovo modo di concepire  la realtà artistico-culturale.
All’Asino che vola potrete assistere a concerti livespettacoli teatraliletture e presentazione di libri in uscita, mostre fotografiche e d’arte, proiezioni  di cortometraggi e molto altro ancorae mentre partecipate a questa meraviglia, potrete essere piacevolmente coccolati da gustosi piatti e deliziosi cocktail frutto della fantasia degli “asini che volano“.
Questo è il vostro Risto-Cultural-Live!!

 

Per raccontare un posto come “L’Asino che Vola” bisogna partire da un posto che non esiste. Non è facile da spiegare, ma se avete la pazienza di seguirmi, come fareste senza esitazione alcuna, se a proporvelo fosse Alberto Angela, non ve ne pentirete affatto. Pronti? Andiamo. Avete presente, tanto per cominciare, la casetta sull’albero?

Sì, insomma, quella specie di rifugio che, da che mondo è mondo, rappresenta il sogno irresistibile di ogni bambino venuto su a pane, sogni e avventure. Ecco, immaginate questo per prima cosa, immaginate una deliziosa casa sull’albero, con tanto di finestrella e scaletta da tirare su al momento opportuno per lasciare fuori, sotto, tutto il resto del mondo, e catapultarsi a piacimento in un altrove che è solo nostro, personale, su misura per i nostri desideri. Un posto, in sintesi, che non esiste per altri, che non sembra vero se non per noi stessi. Ecco, ci siamo, di colpo la casa sull’albero cessa di essere un semplice insieme di assi di legno inchiodate alla bene e meglio e sistemate sui rami più robusti del solido albero del giardino e diventa un incredibile scrigno magico rigurgitante tesori, un nido caldo e resistente capace di proiettarci verso l’alto, verso il volo.

Cominciate a capire? O ancora non ci siamo? Va bene, andiamo avanti, tanto non ho fretta io, soffro d’insonnia e ho un buon sigaro a farmi compagnia, posso continuare. Mettiamo insieme gli elementi, su, coraggio: parlavamo di un posto che non esiste e di un luogo, la casetta sull’albero, che rappresenta il passaggio privilegiato per accedere a questa dimensione indefinibile ed eterea. Una dimensione che ha a che fare sia con la parte più genuina ed autentica del nostro essere sia con quello che vorremmo e potremmo diventare, solo se. Bene, avanti, ancora un altro piccolo sforzo, ci siamo quasi, un ultimo passaggio e ce l’abbiamo fatta.

Per concludere infatti basta prendere una città, ma non una qualsiasi, badate bene; dal mazzo del nostro universo mondo tiriamo fuori Roma, che resta la città più bella di tutte, così definitiva e seducente da farsi perdonare persino l’apocalisse caotica del traffico all’ora di punta e quella certa appiccicosa indolenza che per i più distratti è da attribuire soltanto all’umidità eccessiva. Siamo arrivati, riuscite a vederlo? Come cosa, è ovvio, l’Asino che Vola! Se non lo vedete è soltanto perché ancora non ci siete mai stati, non avete avuto modo di srotolare la scaletta di corda e varcare quella soglia magica, in grado di riportarvi al centro di voi stessi, anche se siete sperduti, lontani da casa o anche solo semplicemente annoiati.

L’idea di costruire “una casetta di legno”, per far volare gli asini nei cieli della capitale, è venuta nel 2009 a due fratelli calabresi, Igor e Piero La Fontana, che già solo a sentirne i nomi ti fanno pensare a due cavalieri senza macchia e senza paura spuntati fuori direttamente da una fiaba di Perrault. E infatti questi due ragazzoni, fratelli diversi solo in apparenza – gigante buono ruvido fuori e morbido dentro l’uno, dinoccolato barman acrobatico dal sorriso disarmante l’altro – un bel giorno decidono di puntare tutto il loro bagaglio di sogni, fantasia, energia e coraggio su di un’utopia mica da niente: dare vita ad uno spazio in grado di ospitare e amplificare le passioni e le aspirazioni di chiunque ci mettesse piede. Un locale, sì certo, che non fosse però soltanto un’arida isola di mattonelle spalmata tra un palco, una cucina ed un bar, ma un porto accogliente in grado di consentire a tutti – uomini, donne, scapigliati, tranquilli, bevitori, astemi, musicisti, attori, artisti, commercialisti, biondi, mori e rossi di capelli – di trovare il proprio ritmo interiore, il proprio respiro e la propria spinta vitale, personale ed unica. Badabum.
I La Fontana Brothers, consci dell’entità erculea dell’impresa, ci provano lo stesso e i primi battiti d’ali dell’Asino si vedono dalle parti di Rione Monti, a Via Cimarra. Il giovane Asinello può farsi le ossa e a irrobustire le tecniche di volo mentre cominciano ad arrivare i primi amici. Molti di loro credono di scoprire soltanto un’associazione culturale e invece finiscono per ritrovarsi catapultati con tutti i calzini dentro una matta famiglia allargata, in cui non mancano spaghettate notturne, conversazioni pirotecniche, partite a carte all’ultimo sangue ed un fiume di musica, emozioni e parole da far rinvigorire e riconvertire all’entusiasmo persino quei simpaticoni canforati dei Jalisse.
La casetta sull’albero asinesca, sistemata ad un passo dal Colosseo, diventa la dimora sontuosa di artisti emergenti, romani e non solo, e, col passare del tempo, sempre più persone vengono colpite da una strana patologia: ali bianche che spuntano inopinatamente dalle scapole dei frequentatori del locale, tanto che il piccolo rifugio di Via Cimarra diventa fisicamente troppo stretto per poter accogliere agevolmente tutti quanti.
A volte però i sogni possono continuare tranquillamente nonostante scatoloni, traslochi e distanze.

Senza perdersi d’animo, infatti, i nostri due fratelli decidono di seguire il volo dell’Asino fino a Via Antonio Coppi 12/d, a due passi dal parco della Caffarella. Niente più casetta piccolina in “Cimarrà”, ma chilometri e chilometri quadrati di pareti a cui restituire un calore che sembra perduto da secoli, roba che avrebbe scoraggiato persino il Principe Azzurro più avvezzo alle peggiori Belle Addormentate.
Eppure l’8 febbraio 2012 è tutto pronto e si parte a razzo con un’avventura nuova: ancora colore, ancora musica e teatro e poi camionate di arte, di creatività che invade muri, tavoli e persino le toilettes. L’indole artistica contagia subito la cucina, dove Igor fa da gran cerimoniere, regalando a vecchi e nuovi asinelli un ricchissimo menu di specialità mediterranee e calabresi, realizzate con perizia e prodotti del tutto biologici, dall’olio alla pasta fresca, e il giro vita si allarga, sì, ma in maniera direttamente proporzionale al sorriso. Perché poi ci si mette anche il tiramisù di Raffaella, pasticciere capo dal nobile sangue blu. Deve avere come ingrediente segreto una qualche medicina in grado di resuscitare i morti questo tiramisù raffaellita, a giudicare dalle espressioni estasiate e dai piatti splendenti da cui il dessert sparisce lesto e che Luciana, maestra di sala, discendente di nobili sultani orientali, piroettando con grazia tra i pouf della grande sala live, fa marciare verso la cucina per un nuovo giro di valzer. Piero, da dietro il bancone del bar, osserva ogni cosa con fare sornione e, da bravo alchimista, mesce le sue pozioni che scintillano nei bicchieri, disegnando scale di luce liquida che vanno dalle tonalità più tenui a quelle più sgargianti.
C’è anche la birra artigianale, speziata e corposa, grazie, va bene per il primo round, presto che sta per iniziare il concerto, l’incantevole palchetto ha attivato il suo inarrestabile campo magnetico, la chitarra è accordata, il cantante afferra il microfono e un, due, tre, prendiamo posto, se Igor ballerà andrà tutto bene, poi magari domani potremo dipingere, o recitare, essere Napoleone e Cyrano, oppure sederci ai tavolini bassi e leggere ad alta voce le parole che più ci fanno battere il cuore. Magari la settimana prossima porteremo le foto che svelano il nostro sguardo sul mondo e le potremo esporre per confrontarlo apertamente con quello degli altri. Oppure, non lo so, ci travestiremo da drag queen, o da astronauti o da pirati e balleremo tutta la notte, per aspettare che la luce dell’alba accarezzi benevolmente la punta delle dita verdi di Caffarella.
Chissà cos’altro ci inventeremo, prima che venga il momento di andare via, giocando al gioco del silenzio con Juan, davanti al portone che dà sulla strada, su un mondo, quello di fuori, fatto di orari, scadenze e poca fantasia. “Shh”, ci dice lui serio, “altrimenti l’asino vi mozzica”. “Dentro invece è tutta un’altra storia”, assicura, dalla sua finestrella, una specie di doganiera dai capelli rossi e dal trucco pesante. Venite a farvi un giro su questa giostra, sembra dire col suo ghigno da Joker, entrate nella casetta di legno sull’albero, afferrate le ali dell’Asino e lasciatevi trasportare in alto. Concedetevi di ascoltare la vostra stessa voce e di essere ciò che siete. O ciò che volete essere.
Qui non sarete più randagi, soli o incompresi. Qui abbiamo visto tutti che gli Asini possono volare.

Elis.Pa. (AGYSPG)